Io sono Pietra – Bruno Niola ed il suo progetto di comunicazione infinita
di Pasquale Persico e Pompeo Limongi
Il Monte Alpi come intrattenimento culturale infinito
Il messaggio del libro è chiaro: il Monte Alpi come montagna che si racconta ci appare subito come inventario necessario, poi la lettura approfondisce temi, e percepiamo che l’inventario si fa archivio. L’approfondimento va però già verso il concetto di biblioteca sul Monte Alpi, da sviluppare come progetto. Verso il finale la percezione è chiara, il progetto di comunicazione appare come intrattenimento infinito fino ad avvicinarci al concetto di Biblioteca Warburg come attrattore culturale.
Al principio, sul perché scrivere un libro sul Monte Alpi vi era un obiettivo preciso: far riconoscere il Monte Alpi come componente del Parco del Pollino rilevante, tanto da poter aggiungere il suo nome accanto a quello del Pollino, come avvenuto per il Parco del Cilento, del Vallo di Diano e degli Alburni. Sembrava allora che la caratteristica di inventario sarebbe stata bastevole. Beni ambientali e beni strutturali potevano essere enumerati con interazione tra esseri viventi, vegetali ed animali. Ma nasce subito un grido della Montagna: “Io sono solo una Pietra?”
Il ragionamento si allarga ed appare già il concetto di biblioteca che amplia i temi. Il libro parla di accumulo di storia di una eco regione a più valenze geografiche e geomorfologiche. La comunicazione si allarga, essa annuncia: il Monte Alpi centro del Mondo merita avere il suo nome accanto al Monte Pollino. Pollino e Monte Alpi diventano un coro di voci: Noi siamo Pietra, una città che accoglie.
Italo Calvino ci aiuta a parlare di pietre fino ad ascoltare la loro voce. Un suono che dobbiamo decodificare: “Ho una voce lenta, lentissima, antica, anzi antichissima, ed essa può raccontare una storia lunga anzi lunghissima, infinita.”
Sarebbe faticoso ascoltare questa storia e poi scrivere una storia infinita; Niola sceglie di ampliare i temi del libro, che è cresciuto nel tempo e che crescerà ancora. La percezione di una storia infinita appare sul tema “Biodiversità”. Questa parola appare ed entra nel lessico italiano, e nei mezzi di comunicazione dopo la conferenza di Rio de Janeiro sullo stato di salute della Terra (a partire dalle Montagne e dalle Acque-Oceani). Ma ci si accorse subito che le Montagne erano delle entità viventi (1992), concettualmente diverse da tutte le altre entità. Geni, cellule, industrie, famiglie, comunità, ecosistemi, biomi… ecc.
Come presentare la voce di “Io sono Pietra” e tutta la sua storia di variabilità nel tempo come insieme di reti e connessioni. Esse sono spesso inesplorate?
Ecco che l’inventario si fa archivio e ragionamento, sulle storie degli esseri viventi. Un libro come biblioteca di contributi diventa massa critica disponibile proponendosi in futuro, ampliandosi, come “Enciclopedia dell’apprendere del terzo tipo”. Ritorna lo slogan di G. Bateson: “Le mappe non sono il territorio e questo è sempre un racconto infinito da esplorare.”

L’autore del libro non si scoraggia ed annuncia: il Monte Alpi è una montagna che racconta storie di uomini e natura. E così le mappe si moltiplicano ed il territorio viene scoperto come scrigno infinito che non sapevamo di avere.
Allora, una Montagna, con la lettera maiuscola, può essere raccontata come storia e geografia di tre province e 58 comuni immersi nella Natura.
Il tema dominante rimane: “Io sono Pietra, non sono muta e spesso il mio silenzio è un grido, che appare ogni 10.000 anni, o dopo 100.000, specie quando abitavo sotto le acque. Ma la mia storia come geomorfologia espressiva non viene raccontata spesso.”
E allora?
L’autore racconta, e parla di pietre lavorate come accumuli culturali, di usi e credenze. Poi riprende i temi dei lineamenti della vegetazione utile fino alla biodiversità da scoprire come ricchezza che si moltiplica. Le schede botaniche moltiplicano i colori che spesso sono unici, endemici.
Ecco apparire i temi della tutela e della possibile evoluzione degli obiettivi del Parco nazionale in rete con gli altri parchi ed il territorio circostante. Il Territorio si fa ecosistema complesso, e parla del Pollino e del Monte Alpi come argomento da esplorare con più obiettivi scientifici. Isolato, Imponente, Ricco di vita e Memorie geologiche, il Parco si fa percepire come laboratorio a grande spettro dove i laboratori di ricerca si moltiplicano nel tempo: botanica, faunistica, geologia stratificata, benessere, ed il grande tema delle acque attraggono ricercatori dal mondo della ricerca, che diventa persistenza creativa. Nascono i sentieri di apprendimento accanto a quelli del tempo libero, e molti luoghi appaiono come mai esplorati.

A Latronico le terme si segnalano come vantaggio competitivo localizzato, a Castel Saraceno il racconto delle tradizioni e perfino l’arte appaiono ben connesse alla possibilità di moltiplicare i progetti contemporanei.
Gli esempi sono già di grande valore: Kapoor, Pistoletto ed A. Armento sono pionieri nel Pollino e Monte Alpi ma già con stratificazioni riconosciute di arte contemporanea nel mondo. Il Rudere di Adrian Paci, poi, appare come rudere sempre esistito.
L’elenco delle scoperte archeologiche, poi, è significativo. Il Monte Alpi accoglie scoperte archeologiche e musei significativi, con saperi accumulati e stratificati. Essi sono contrappunto al racconto dei temi di Brigantaggio, come episodi durevoli e spesso ancora non decodificati nel loro significato storico.
E poi? Poi il libro inizia a comunicare il perché non sarà difficile raccontare di futuri aperti, anche dopo la scoperta di tradizioni e riti come quello arboreo della ‘Ndenna e quello della transumanza. Il Faggio da scegliere e da abbattere parla di legami da sviluppare come la moltiplicazione delle unioni arboree. La Transumanza mostra molti riti sacri e, poi, essa ci fa scoprire la sapienza della manutenzione della biodiversità ristoratrice delle potature sospese per altre tipologie di transumanze.
Alcune conclusioni aprono nuovi scenari: la convivenza tra uomo e natura dovrà trovare nuove strade per interpretare i modelli di efficacia adatti a governare e sviluppare i temi della biodiversità; una nuova intelligenza comunicativa dovrà sostituire o integrare quella tradizionale.
L’Epilogo del libro è chiaro. La Montagna Eterna si specchia nel Pollino allargato, per cercare di imitare Warburg bibliotecario come modello nuovo di Biblioteca all’aria aperta, da aggiornare con viaggi scientifici di apprendimento. La biblioteca aperta dell’apprendere ad apprendere prende corpo e la comunicazione diventa strategica: “intrattenimento infinito”, con viaggi della mente che si alternano con viaggi di gioia per i nuovi saperi accumulati.
Nasce uno slogan significativo: Un turismo di ricerca diventa pericoloso ma necessario. Nessuno vorrà trattenersi per un tempo che non sia infinito.
Allora il Tempo come dimensione poco studiata da noi e poco percepita da tutti gli esseri viventi ha un professore montagna che sa parlare con sapienza.
Un professore, che montagna lo è diventato, e in quanto Pietra sa dare un significato al “sempre” e raccontare le storie di immensi oceani creati e scomparsi, di pesi e profondità inimmaginabili, di scontri di continenti, di glaciazioni, di regni animali e vegetali, di uomini che quelle storie si sforzano ad ascoltare e faticano a comprendere.
Ci sono modi infiniti di stare al mondo. Per l’autore Niola l’esperimento è semplice: basta salire sul Monte Alpi e portare con sé un filo di nylon ed utilizzare i pini Loricati per creare arpe sonore. La percezione sonora del luogo appare con il vento e si scopre che la ricerca sul silenzio dei luoghi di montagna è connessa alla conoscenza delle loro voci.
Grazie a Niola, il grido “Io Sono Pietra” del Monte Alpi è diventato intrigante.

Fotografie: Bruno Niola, Archivio DNA Marateacontemporanea.
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