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Cambiamenti, la biblioteca di Grumento Nova si fa città.

di Pasquale Persico

Qualche settimana fa ho accompagnato l’artista Matteo Fraterno al Museo Archeologico di Grumentum per la sua residenza sui temi della città scritta (nella definizione di Calvino). La sua residenza ha avuto lo scopo di congiungere gli epigrafi del Museo di Grumentum  a quelli del  Museo di Atene; egli ha fatto parlare le pietre con la tecnica del frottage, e preparato, anche,  la mostra, La materia del Mito, per  Napoli, Fondazione Morra, a fine mese, per poi ritornare ad Atene  con un progetto di ampliamento del rapporto tra i due musei archeologici.

Ho avuto così l’occasione di risalire a  Grumento Nova. Antonio Lombardi, preziosa guida sul patrimonio culturale del Comune, primo Principato del Regno di Napoli, mi attendeva al Comune, per condurmi alla biblioteca comunale. Egli ha voluto però erudirmi sul  patrimonio culturale stratificato. La scoperta del linguaggio architettonico, del paesaggio culturale, della creatività locale, delle tradizioni e dei riti, nonché dei nuovi percorsi legati all’arte contemporanea, doveva riposizionare il mio cammino a più gambe. Una prima gamba, è stata ben orientata, per sostenere la metodologia del racconto come terzo apprendimento e nuova formazione. Una seconda gamba, da possedere presto, per parlare  della struttura sociale, cioè sul come sarebbe possibile sollecitare una partecipazione comunitaria per dare continuità alla vita sociale e culturale molto allargata, fino a produrre nuova conoscenza in termini di capitale sociale, a “reciprocità moltiplicata”.

La terza gamba potrebbe – sempre  suggerita dalla esperienza dell’amico guida – essere  capace di fare svolgere i temi della terza ecologia, cioè la rete ecologica di supporto alle attività; emergerebbe  la visione ampia di potenziale territoriale che sviluppa attrazione, connessa alla conservazione dei beni ambientali. Si tratta di  prevenire il degrado di urbanità, ancora con  un rilancio della ruralità contemporanea, connessa alla naturalità potenziale. La quarta gamba è infine l’economia basata sull’elaborazione di nuovi standard della possibile nuova urbanità, standard territoriali adatti a individuare i beni di un nuova civiltà plurale, per comunicare la nuova competitività emergente dalla “smart specializzazione” del territorio nell’area vasta di riferimento. Il racconto dell’abitare  si è fatto  intrigante; si è  partiti  da un primo nucleo abitativo  realizzato tra il III e IV secolo dopo Cristo, eretto dai sacerdoti del tempo; essi  riuscirono  a  costruire  un tempio dedicato alla divinità orientale Serapide. E dal dopo  la completa distruzione di Grumentum, tra l’872 e il 1031, ad opera dei saraceni, ed in epoca Normanna (1060), il castello fortezza è l’immagine da fissare per capire l’evoluzione del Borgo di Saponaria. I più  importanti feudatari di Saponaria furono i Sanseverino, nel 1530 fecero costruire il Seggio dei nobili, nella piazza principale. Dal balcone del Seggio l’affaccio è un paesaggio sublime, ancora oggi, nonostante che il centro oli dell’ENI, con il suo  cervello lontano, operi, per così dire, distrattamente.

E’ l’economia con lo sguardo lungo che riconnette paesaggi culturali e storia possibile fino a dare struttura alla partecipazione attiva allo sviluppo sostenibile, che è scomparso dalla Valle da molti anni. Il castello fu poi  trasformato in Palazzo Baronale per i principi di Bisignano mentre  l’estinzione della famiglia che possedeva la ricchissima biblioteca, avvenuta nel 1700, ha creato i presupposti affinché i volumi posseduti e custoditi dai Cappuccini fossero sistemati in una incantevole biblioteca comunale. Ho subito pensato che la biblioteca doveva essere riaperta al pubblico con un progetto pilota di riconnessione del potenziale. Si dovrà allargare la visione sul futuro delle biblioteche, anch’esse in crisi di transizione. La parola composta, Beni Culturali, presuppone una valorizzazione delle interconnessioni innovative tra l’economia e la società. Il titolo della nota,  Una biblioteca  si fa città, ribadisce che lo spaesamento urbano e non urbano, di oggi,  ha accentuato il pericolo di perdita della nozione di luogo, antropologicamente connesso alle reti, fino ad allontanare la percezione della biblioteca come bene comune di una macroarea.

Una forte azione di “paesamento”, cioè di orientamento alla percezione del luogo, dovrà riconnettere le emozioni fino allo sviluppo di nuove appartenenze, del bene, ad una città che non sapevamo di avere (Calvino). Ecco la proposta fatta indirettamente al sindaco ma già condivisa con la guida esperta e con chi mi aveva fatto conoscere la persona esperta. Si tratta di portare una piccola biblioteca, sintesi del pensiero largo di Calvino, dentro la mente della città che verrà; Calvino, nel volume la Pietra sopra,  ribadisce: la biblioteca a cui tengo molto è la biblioteca che guarda fuori, con i libri apocrifi, nel senso di libri nascosti, che spesso cambiano la natura dei libri noti, e ci fanno scoprire il nuovo della complessità che ci circonda.

La messa in rete delle diversità potenziali di un territorio consente di parlare nuovamente di città cioè di una scala differenziata di luoghi potenziali che da non luoghi diventano finalmente nuovamente luoghi (cioè abitati da comunità in rete) in cui riconoscersi per comunicare e crescere insieme all’antiturismo per residenti equivalenti. Si tratta di  andare verso un turismo strutturante, relazionale e sostenibile. Grazie ad Antonio, chiederò al comune di potere vivere un periodo in Biblioteca per pensare ad una biblioteca Warburg come rete attiva (biblionet), di riconnessione ad un arcipelago di nuova urbanità fino a Taranto.