Da Moliterno a Grumentum-il Museo di Ugo Marano
Il Gatto Selvatico di Pasquale Persico
Ferrara ha ispirato l’arte di De Chirico, che ci ha regalato una riflessione importante: Le muse inquietanti. I colori del quadro sono privi di vibrazioni, la luce è bassa, le ombre lunghe, la prospettiva esprime il sound design della città patrimonio Unesco per l’urbanistica.
Sullo sfondo il castello estense ci richiama al grande passato della città, mentre le ciminiere già annunciano la possibile metamorfosi dal suo presente.
La città è deserta, le ciminiere non fumano, tutto è statico e sospeso, sembra già il post industriale di adesso. In questo luogo sognato, solo apparentemente reale, dove tutto è immobilizzato, per l’Artista non possono abitare uomini, esseri viventi ma solo manichini, che hanno solamente l’aspetto dell’uomo, non l’essenza, la propensione al viaggio. Il progetto di futuro è assente.

Le muse inquietanti - De Chirico (licenza Creative Commons - Flickr)
Il richiamo alla Grecia giustifica il titolo: le muse sono inquietanti perché inserite in un contesto urbano tanto posteriore da alimentare pensieri, appunto, inquietanti, dove tutto sembra reale ma non lo è perché è dato dal nostro inconscio sospeso.
Da Moliterno, non distante dall’Arcadia di Aurora Severino, invece, la Certosa Esplosa, di Ugo Marano, porta l’idea di una evoluzione della casa del Casaro Primordiale; si riparte da otto pali di castagno, luogo di riparo e produzione di formaggi, per disegnare nel tempo atenei in evoluzione, fino a quello abitato dalle neuroscienze.
Un drappello di professori emeriti dell’Università di Siena, invitati dal Prof. Antonio Federico, sarà chiamato ad elaborare la nuova epistemologia della molteplicità, per contestualizzarla sul grande tema della terza ecologia nella Val D’Agri.
Il Parco archeologico ha predisposto, come già fatto per la danza delle muse proposte dall’artista Raffaele Iannone, il luogo della nuova danza.

I colori dei vestiti delle muse - Raffaele Iannone
Tre muse ancora senza nome hanno commissionato già le loro tuniche del molteplice ad una sarta dell’area flegrea, quasi a voler presagire che questa volta la città che verrà, dovrebbe ispirarsi ai temi della transizione ecologica, ambientale e culturale.
Si tratta di abbandonare l’inquietudine a cui fa riferimento l’interpretazione del quadro di De Chirico, ed entrare nella storia che viene con il coraggio dell’insorgenza contestualizzata.
La danza, infatti, si ispira ai pensieri di Shozo Shimamoto, artista dei colori e della ricerca del bianco come opportunità.

Shozo Shimamoto (foto Fondazione Morra)
Egli, indossando gli occhiali della mente, ci fa abbracciare tutti i colori del potenziale della Valle fino al Golfo di Taranto.
I 99 colori cuciti dalla sarta vulcanica saranno mossi dal vento e concorreranno in primavera a comunicare l’extrarcheologico ospitato – nel Parco Archeologico – nel paesaggio rurale ristrutturato, per viaggiare anche sulle montagne che accompagnano il fiume.
Questa volta le foto del nuovo sound della valle saranno piene di colori che parlano delle ricerche da fare sulle modalità di incrociare le nuove in-discipline delle neuroscienze.
Il design dell’evoluzione della casa del Casaro è già pronto perché immaginato dall’Artista Marano come dono ad un Sindaco di Moliterno prematuramente scomparso qualche decennio fa.
Lui, partendo dalla biblioteca di Moliterno, aveva immaginato di estenderla, con la metodologia Warburg, a tutta l’area vasta che dalla Val D’Agri, poi, si affaccia nel golfo di Taranto.

Biblioteca di Moliterno (foto estratta dal sito web Cuore Basilicata)
