Le mappe non sono il territorio.
G. Batenson, con il suo libro “Ecologia della Mente”, ci aiuta a vedere macro, una specie di macroscopio con delle mappe di partenza.
Il presente lavoro parla del potenziale dei beni culturali e dei beni ambientali che sono stati stratificati dalla storia politica ed economica di una macroarea, cioè più ecoregioni dove insistono tre parchi nazionali ed altri parchi regionali.
Disponiamo di una lente di analisi territoriale, capace di descrivere i fenomeni sociali ed economici collocandoli in un contesto che è al contempo geo-storico e geo-ecologico, con la citazione delle muse per riferimento alla cultura greca e non solo.
È storico in quanto gli uomini hanno definito i loro habitat in stretta relazione con la geografia dei luoghi (risorse), in funzione delle innovazioni tecnologiche che hanno via via consentito loro di intervenire sulla natura modificandola.
Oggi siamo consapevoli che modificare il territorio va molto al di là di quanto si immagina, nel momento in cui si interviene con fenomeni quali urbanizzazione, mobilità, globalizzazione, e determina mutamenti così profondi da aver fatto definire la nostra era contemporanea come “Antropocene”.
Per tale motivo, l’utilizzo di più mappe non si configura come un astratto paradigma concettuale ma costituisce la concretizzazione di una descrizione geo-ecologica che colloca i fenomeni sui territori con una visione ecosistemica e con la precisione offerta dai sistemi di geolocalizzazione informatizzata che usa le coordinate geografiche per posizionare storie del nostro pianeta che ci appartengono.
Benchè non sia esplicito, e nonostante siamo concentrati sul precipitato storico degli attraversamenti delle popolazioni, non dobbiamo dimenticare lo strato ecologico risultante dagli strati informativi geologici, litologici, climatologici e vegetazionali (i Parchi con quattro riconoscimenti Unesco).
Il supporto informatico apre spazi di conoscenza su come elaborare aggregati progettuali capaci di diventare attrattori territoriali a valenze diversificate: turismo, antiturismo, ricerca e apprendimento, fino ad ipotizzare una sperimentazione di area vasta sul tema della città che verrà, plurale, socievole e bastevole e perché no cosmopolita.
Una urbanità da immaginare e progettare, ma anche da ritrovare con un invito al viaggio.
Pasquale Persico
Economista
