Il Museo archeoantropologico Lodovico Nicola di Giura
di Addolorata Preite
“Un archivio biologico degli Enotri” così può definirsi il Museo archeoantropologico Lodovico Nicola di Giura di Chiaromonte, istituito e dichiarato di titolarità civica nel 2015[1] e inaugurato il 4 agosto 2017.
Situato nella Basilicata centro-meridionale, nel territorio dell’antica Enotria della media valle del fiume Sinni, il Museo custodisce uno straordinario patrimonio culturale comunitario fondato sul connubio tra antropologia fisica antica (archeoantropologia) e archeologia degli Enotri, popolazione che si sviluppa tra IX e V secolo a.C. in un’area compresa tra Campania tirrenica, Basilicata centro-meridionale e Calabria settentrionale e ionica.
Il Museo è ideato da Maria Luisa Nava[2] e da Luigi Viola[3] nei primi anni 2000 e nasce con l’obiettivo di essere sede di collezioni archeoantropologiche e archeologiche e centro di ricerca e di didattica interdisciplinare dedicato alla ricostruzione dell’evoluzione storico-antropologica delle comunità protostoriche enotro-italiche di Chiaromonte e Guardia Perticara, che nell’ambito dello studio sono messe a confronto.
Il progetto scientifico, posto alla base dei contenuti museali, dal titolo: Esposizione museale sugli aspetti antropologici di una popolazione della valle del Sinni[4] è stato diretto dall’antropologo fisico Domenico Mancinelli in équipe con gli antropologi Gaetano Miranda e Rita Vargiu[5]. L’inquadramento territoriale e crono-culturale dei contesti è stato curato dagli archeologi Salvatore Bianco[6] e Addolorata Preite[7]. Il progetto museologico e museografico è stato realizzato da Elisabetta Franchi, Carla Greco e Giacinta Notarbartolo di Sciara[8]. L’allestimento dell’esposizione museale è stato realizzato in due fasi: la prima nel 2009 con il sindaco Antonio Vozzi e la seconda, con ultimazione e inaugurazione, nel 2016-2017 con il sindaco Valentina Viola.

Foto: A. Preite
Il progetto si fonda sull’analisi dei resti scheletrici degli uomini, delle donne e dei bambini delle comunità enotrie vissute tra il IX e il V secolo a.C. a Chiaromonte e a Guardia Perticara, centri dell’Enotria interna lucana, situati a controllo delle vie di comunicazione tra il mare Tirreno e il mare Ionio e capaci di sostenere, come documentato dalle ricchissime necropoli, importanti contatti culturali e commerciali sia con le genti etrusco-tirreniche sia con quelle delle colonie greche ioniche.
Lo studio archeoantropologico, reso possibile grazie al recupero dei resti scheletrici umani effettuato durante gli scavi condotti dal 1980 al 2007 a Chiaromonte e dal 1995 al 2007 a Guardia Perticara dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata, ha portato a una serie di interessanti scoperte sullo stile di vita e sull’alimentazione dell’uomo enotrio.
I siti archeologici offrono tracce della vita del passato: paleosuoli, resti di animali e di vegetali, resti ossei umani, oggetti della cultura materiale e quanto resta dei loro insediamenti (villaggi, necropoli, aree di sfruttamento, di produzione, ecc.). Insieme alla ricostruzione storico-archeologica e dell’ambiente naturale di un territorio, lo studio dei resti scheletrici umani è utile per comprendere il tipo d’interazione che l’uomo ha avuto con l’ambiente, inteso in senso sia naturale sia sociale. Lo scheletro, infatti, svolge funzioni che vanno oltre a quella di sostenere il corpo: l’osso ha la capacità di reagire in vita alle sollecitazioni esterne; subisce modificazioni morfologiche a livello macroscopico e a livello del tessuto e di tipo chimico nella sua composizione, in risposta all’azione di agenti esterni meccanici, fisici e chimici. Nella sua struttura e composizione rimangono tracce del tipo di dieta, di eventuali stress, anche nutrizionali, di malattie e delle attività svolte nel corso della vita. Lo scheletro può essere considerato come un vero e proprio "archivio biologico" in grado di fornire informazioni sulle condizioni di vita, lo stato di salute e su particolari pratiche come i rituali funerari.
Dopo la fase preliminare in cui i resti scheletrici umani sono analizzati singolarmente, si procede considerando l’intera popolazione di cui fanno parte. Il confronto tra alcune caratteristiche antropologiche di gruppi umani vissuti in una stessa area, ma in periodi differenti, permette di seguire i cambiamenti delle condizioni di vita attraverso il tempo. Al tempo stesso, è possibile verificare differenti strategie di adattamento in popolazioni vissute nello stesso periodo, ma in ambienti diversi, come evidenziato per le comunità enotrie di Chiaromonte e Guardia Perticara.

Foto: A. Preite
A corredo del patrimonio osteologico umano esposto nelle diverse teche, accompagnate da pannelli esplicativi che ne raccontano le caratteristiche: traumi, malattie, altezza, età alla morte, ecc., e della ricostruzione della tomba 76 di Chiaromonte, appartenente a un personaggio di rango elevato, connotato quale cavaliere secondo il modello dell’aristocrazia greca, accompagnato da un ricco corredo di vasi in ceramica e in bronzo, all’interno del Museo è presente la riproduzione in scala reale di uno scheletro umano avente sul cranio un foro di trapanazione chirurgica. Diffusa in tutto il mondo antico e in gran parte delle culture anche extraeuropee, la trapanazione cranica (craniotomia) consiste in una perforazione intenzionale del cranio a scopi terapeutici e magico-rituali, poiché si pensava che la guarigione dell’individuo dipendesse dall’espulsione degli spiriti maligni, portatori di malattie. In Basilicata, la trapanazione del cranio è documentata fin dal Neolitico antico (VI millennio a.C.) nei villaggi preistorici della Murgia materana. In ambito enotrio, l’unico caso di "trapanato" proviene dalla tomba 856 della necropoli di Alianello, località Cazzaiola, nella media valle dell’Agri. La sepoltura, datata in base al corredo funerario tra fine VII e inizio VI secolo a.C., appartiene a un individuo adulto di sesso maschile, con corporatura robusta e ossificazioni ben pronunciate, alto circa cm 163, deceduto intorno ai 50 anni. Delle inserzioni muscolari e dalle lunghezze di omeri e ulne è probabile che l’individuo fosse destrimane. L’individuo presenta sull’osso parietale sinistro del cranio un foro ovale da trapanazione intravitam. La motivazione dell’atto non è chiarissima. La presenza di una lieve frattura longitudinale rimarginata e vascolarizzata che va dal sopracciliare sinistro fino al bordo mediale del foro suggerirebbe un evento traumatico casuale oppure indotto. Una prima ipotesi è una caduta con conseguente frattura del cranio, che avrebbe provocato un ematoma con forti emicranie, perdita del campo visivo e vertigini, causate dall’aumento della pressione intracranica. Una seconda ipotesi è un colpo ricevuto dall’alto verso il basso con uno strumento non appuntito, inferto da un individuo destrimane e di pari altezza nell’ambito di un affronto faccia a faccia. In entrambi i casi, la frattura di una porzione della calotta cranica ha reso necessaria l’asportazione della parte lesa attraverso la trapanazione eseguita tramite raschiamento. I segni di vascolarizzazione esterna e interna dei bordi del foro indicano una sopravvivenza all’intervento di almeno 6 mesi. La causa della morte dell’individuo non sembra direttamente ricollegabile all’evento traumatico in sé; non si esclude una causa secondaria non riscontrabile sulle ossa, quali infezioni acute o altro collegato a esse.
Foto: A. Preite
Il Museo archeoantropologico Lodovico Nicola di Giura, il cui logotipo è una figura umana stilizzata tratta da un antropomorfo riprodotto su uno schiniere di bronzo del IX secolo a.C., presenta un percorso espositivo che si sviluppa in sei sale (I-VI), caratterizzate da un racconto che va dalle caratteristiche geo-ambientali alla storia degli Enotri, dall’antropologia fisica all’antropologia culturale; un laboratorio di antropologia fisica con deposito didattico a vista; una sala video e uno spazio esterno con prato e alberi di acero per le attività didattiche e di archeologia sperimentale.
Il percorso espositivo, già corredato da pannelli didattici con testi e immagini, a seguito di progetti culturali (mostre e laboratori didattico-sperimentali) attuati dal 2017 a oggi dall’Amministrazione comunale di Chiaromonte in collaborazione con l’Ente Parco Nazionale del Pollino, Archeoart Basilicata, Pro Loco Le Torri, ecc., è stato ampliato da QR code per audioguida e da totem con testi in italiano e in Braille, copie di vasi enotri con decorazioni plastiche e dipinte e un manichino con ricostruzione di veste e ornamenti enotri femminili di IX secolo a.C.
Nel 2023 il Museo si è dotato di un sito web realizzato ai sensi dell’Avviso pubblico per il riparto del fondo per il funzionamento dei piccoli musei di cui all’articolo 1, comma 359, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 (DM n. 451/2020).
Caratterizzato da una particolare interdisciplinarietà tematica, basata prevalentemente su argomenti antropologici, il Museo è intitolato a Lodovico Nicola di Giura (1868-1947) della nobile famiglia di Giura di Chiaromonte. Uomo poliedrico di scienze e lettere e Ufficiale medico della Regia Marina Militare Italiana. Nel 1900 giunge in Cina, dove resta trent’anni, divulgando le conoscenze della medicina occidentale e divenendo medico privato dell’imperatrice vedova Cixi e di Asin Gioro Pu Yi, ultimo imperatore. Primario del Central Hospital durante la Prima Repubblica Cinese, è stato medico di fiducia del primo presidente Yuan Shikai. Conoscitore della lingua e letteratura cinese, traduce in lingua italiana le novelle popolari del XVII secolo dal titolo: I racconti fantastici di Liao. Il valore professionale in qualità di medico e letterato gli garantiscono diverse onorificenze, tra cui quella di Mandarino di I classe.

Foto: A. Preite - A. Affuso
BIBLIOGRAFIA
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SITOGRAFIA
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https://journals.openedition.org/mefra/2438; https://doi.org/10.4000/mefra.2438 (consultato il 16.05.2025)
https://www.torrossa.com/it/resources/an/3161321 (consultato il 16.05.2025)
Museo archeoantropologico Lodovico Nicola di Giura (Chiaromonte, PZ)
https://museochiaromonte.it/ (consultato il 16.05.2025)
Comune di Chiaromonte - Sito Istituzionale
https://chiaromonte.basilicata.it/cmonte/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/18 (consultato il 16.05.2025)
FIGURE
Figg. 1-3. Museo archeoantropologico di Chiaromonte. Foto: A. Preite
Figg. 9. Museo archeoantropologico di Chiaromonte. Foto: A. Preite-A. Affuso
[1] Deliberazione del Consiglio Comunale n. 02 del 05.01.2015.
[2] Soprintendente per i Beni Archeologici della Basilicata (1996-2004).
[3] Sindaco di Chiaromonte (1999-2009), Consigliere nel Direttivo del Parco Nazionale del Pollino.
[4] Deliberazione della Giunta Comunale n. 078 del 25.06.2002.
[5] Già Università degli Studi dell’Aquila.
[6] Già Funzionario archeologo e Direttore del Museo archeologico nazionale della Siritide (Policoro, MT) dal 1980 al 2011.
[7] Archeologa con specializzazione in Preistoria e Protostoria.
[8] Museiamo (MI). L’allestimento (anno 2009) è stato realizzato da Global Pubblicità, Eraclea (VE) e l’ultimazione (anno 2017) da ANA Centro Studi (RM).
